Gli elettroni , i protoni e i neutroni sono particelle:

essi sono componenti degli atomi, che si combinano per formare gli oggetti presenti nell'Universo. Perciò queste entità atomiche devono avere massa, volume.... , non importa quanto piccole.

Onde o particelle?

Ci sono delle differenze ovvie tra particelle ed onde, almeno ad una prima visione superficiale. Una particella è localizzata esattamente in qualche luogo; un'onda è distribuita in una regione di spazio senza confini definiti. Una particella ha una massa e delle dimensioni precise; un'onda è priva di massa e non ha delle dimensioni ben definite. Inoltre le quantità che abbiamo usato per definire le onde (lun significato per le particelle.

       Nonostante ciò De Broglie con una brillante intuizione fuse le idee di onda e di particella. Prima di descrivere il funzionamento della Meccanica Ondulatoria vediamo di conciliare un poco le differenze tra onde e particelle.

       Sia le onde che le particelle possono muoversi da un luogo ad un altro con una velocità ben determinata.

       Sia le onde che le particelle possono trasportare ener

possiamo trasferire impulsi, fornire energia, da A a B in due modi: con un'onda

1

  o con una palla (o altro oggetto materiale; in particolare: una particella) 

 2 

        Va detto comunque che l'onda non è una particella: le onde, in qualche modo, hanno delle caratteristiche sia corpuscolari che ondulatorie  ed i due concetti sono strettamente connessi.  

      Consideriamo allora un'onda con una determinata frequenza diffusa in tutto lo spazio.

Se a tale funzione associamo una particella, la probabilità di trovare la particella è la stessa in ciascun punto dell'onda, questa probabilità è costante e quindi la particella può trovarsi dovunque nello spazio occupato dall'onda.

        Consideriamo ora più onde di diverse frequenze che interferiscono fra di loro in modo tale che le loro ampiezze si elidano reciprocamente ovunque (operando in un modo analogo a quanto abbiamo visto per due onde sfasate tra di loro) all'infuori  che in un ristretto spazio Dx. Questo insieme di onde possiamo chiamarlo "pacchetto d'onde". Allora la particella che è associata a queste onde si troverà sicuramente all'interno "del pacchetto".

       Consideriamo un esempio relativo a quattro onde con quattro differenti valori della frequenza e della lunghezza d'onda

4

  Queste onde, come si vede dalla figura, originano un pacchetto ben localizzato (l'onda, somma delle quattro, rappresentata tratteggiata nella figura precedente e riportata separatamente nella figura seguente):

4

dove c'è l'onda, cioè dove c'è il pacchetto, si trova la particella; dove l'onda è nulla non può esservi particella. Considerando quindi un generico pacchetto si ha:

5

  Così l'altezza (meglio: l'intensità) dell'onda in un punto è legata alla probabilità che la particella si trovi in quel punto e questa è una idea che ebbe Max Born e sulla quale torneremo con maggiori dettagli più oltre.

      Dove l'onda è ampia (o forte) vi è una buona possibilità di trovare la particella. Dove l'onda è piccola (o debole) vi è una piccola probabilità di trovare la particella.

       La seconda, grande, idea della meccanica ondulatoria (De Broglie, 1924) fu lo stabilire una relazione tra la velocità v della particella e la lunghezza λ della sua onda:

p  =  h/λ

 dove p = mv è l'impulso o la quantità di moto della particella (essendo m la sua massa e v la sua velocità), h la costante di Planck e λ la lunghezza dell'onda associata al corpuscolo.

        Si ha quindi:

mv  =  h/λ =>           v  =  h /λ m              =>       v   ~   1/λ

       Ora il pregio fondamentale della relazione di De Broglie sta nel fatto che si legano fra di loro, ed anche in una relazione molto semplice, la quantità di moto p, che è una caratteristica corpuscolare, con la lunghezza d'onda λ , che è naturalmente una proprietà ondulatoria. Le caratteristiche ondulatorie e corpuscolari di una particella sono legate insieme con una formula che ci dice che ogni e qualsiasi particella con quantità di moto p possiede un'onda associata di lunghezza d'onda λ   data dalla formula:

λ =h / p

(la verifica sperimentale del comportamento ondulatorio degli elettroni e  quindi della relazione di De Broglie, si ebbe nel 1927 ad opera di C. Davisson e L. Germer. I due fisici riuscirono ad ottenere la diffrazione degli elettroni fenomeno tipicamente ondulatorio, servendosi delle tecniche di diffrazione dei raggi X introdotte da von Laue nel 1912 e dai Bragg, padre e figlio, negli anni successivi). 

       Una prima conseguenza di questa relazione è che le particelle "lente", cioè con bassa velocità v hanno grandi lunghezze d'onda  l e, viceversa, particelle "veloci" hanno piccole l:

 5

       Più in generale tutti gli oggetti materiali in moto hanno una natura ondulatoria e conseguentemente una lunghezza d'onda associata. Come esempio si può calcolare la lunghezza d'onda che compete ad un uomo che corre i 100 metri piani (m = 66 Kg; v = 10 m/s):

λ  =  h/mv  =  (6,6.10-27)/(6,6.104.103) cm  =  10-34 cm

se si ricorda che il diametro di un atomo è dell'ordine di grandezza di 10-8 cm e che le dimensioni di un nucleo sono dell'ordine di 10-12 cm ci si rende subito conto dell'impossibilità, anche solo di pensare di poter sottoporre ad una qualche verifica sperimentale un tale dato.

       Calcoliamoci ora la lunghezza d'onda associata ad un elettrone (m  =  9.10-28 g;  v  =  108 cm/s):

l  =  h/mv  =  (6,6.10-27)/(9.10-28·108) cm  =  7,3 . 10-8 cm

e ricordando anche qui le dimensioni atomiche, si vede subito che ora siamo a quell'ordine di grandezza che è anche quello  delle distanze interatomiche. E' possibile allora pensare di sottoporre a verifica sperimentale queste dato: si tratta di provocare l'interferenza degli elettroni utilizzando delle particolari fenditure, quelle che separano due atomi in un cristallo. E' ciò che riuscirono a realizzare nel 1927 Davisson e Germer, come già accennato, confermando così la teoria di De Broglie (altre  esperienze  si possono realizzare a conferma ella relazione di De Broglie ed una di queste va sotto il nome di effetto (1923) sul quale però non mi soffermerò).

 

L'atomo ondulatorio

        Un elettrone è un particolare tipo di particella. Ora noi sappiamo che l'elettrone è una carica negativa mentre il nucleo di un atomo è carico positivamente. L'elettrone viene quindi attratto dal nucleo.  Allora l'elettrone non potrà trovarsi dovunque, ma avrà una maggiore probabilità di trovarsi vicino al nucleo.

       Questo elettrone non sarà più rappresentabile come un pezzetto di materia, ma conseguentemente alla sua natura ondulatoria, sarà rappresentato da onde che si sviluppano lungo determinate orbite intorno al nucleo. Su ogni orbita ci sarà una particolare on da:  la caratteristica fondamentale di questa onda è il fatto di essere un'onda stazionaria; ed un elettrone che si trova in una onda stazionaria si dice che si trova in uno stato stazionario.

       Ma cos'è un'onda stazionaria?

       Cerchiamo, prima di definirla.di costruircela in casa. Leghiamo una robusta striscia di gomma, ben tesa, a due punti fissi. Facciamo poi oscillare, con un movimento della mano in un punto vicino ad un estremo fisso, la striscia. Variando progressivamente il movimento della mano fino ad ottenere la frequen cioè che non muta la sua configurazione e che non si propaga.

       Disegniamo un'onda generica ad un certo istante (in blu) e ad un istante successivo (in rosso):

 5

un'onda siffatta è un'onda che si propaga: non è quindi un'onda stazionaria.

       Le onde che otteniamo invece con la nostra striscia, per diverse frequenze, sono fatte nel modo illustrato nella figura seguente:

5

Le linee in grassetto indicano la posizione della striscia nei punti di massimo spostamento; le aree ombreggiate indicano invece le regioni interessate al moto della corda. In pratica vi sono dei punti  che si mantengono fissi e la striscia oscilla su e giù  mantenendo fissi quei punti. risponde il massimo spostamento della striscia dalla posizione di risposo) che non si muovono rimanendo sempre nelle medesime posizioni.

        Nel mondo dell'infinitamente piccolo, nel mondo atomico, dove ovviamente non ci sono né attriti né resistenza di aria, dove la gravità è trascurabile rispetto alle altre forze in gioco abbiamo, delle onde stazionarie.

Ad un'onda stazionaria compete una determinata energia che, fintantoché si mantiene la stazionarietà dell'onda, non viene dissipata.

       L'elettrone quindi muovendosi intorno al nucleo secondo un'onda stazionaria non dissiperà energia, così come doveva accadere secondo la teoria classica di Lorentz, sotto forma di onde elettromagnetiche.

        Si ritrova quindi una brillante spiegazione alla prima delle due ipotesi di Bohr: un elettrone su una determinata orbita non emette od assorbe energia.

       Cerchiamo allora una spiegazione alla seconda ipotesi di Bohr: l'elettrone può muoversi solo su determinate orbite.

       Ritorniamo alla nostra striscia di gomma e ricominciamo a farla oscillare. Le  onde che riusciamo a creare sono soltanto quelle relative a determinate frequenze e non a tutte le possibili. Per quanti sforzi possiamo fare si avranno soltanto quelle onde che hanno un numero intero di ventri.

       Allora, poiché ogni onda stazionaria ha una sua determinata energia, nel passare da un'onda stazionaria ad un'altra, si passa da un'energia ed un'altra ma non con continuità. Si avranno così dei salti energetici: nel passare da un'onda stazionaria con, ad esempio, tre ventri ad una con quattro si acquista energia (cioè all'onda stazionaria con maggior numero di ventri compete maggiore energia), facendo il salto inverso si perde energia.

       Supponiamo che la striscia sia lunga L e che sia λ la lunghezza d'onda dello stato stazionario che stiamo considerando. Si avrà :

L  =  n λ     =>      λ  =  L/n

essendo n un numero intero e positivo, cioè un'onda per esistere deve avere una lunghezza d'onda λ  sottomultiplo intero della lunghezza L della striscia.

       Applichiamo queste considerazioni all'elettrone nell'atomo. Consideriamo un'orbita elettronica di raggio r. La lunghezza di questa orbita sarà 2πr. La condizione per l'esistenza di un'onda stazionaria su questa orbita è:

 2πr   =  n λ      =>    λ  =    2πr/n

e questa è la condizione, di importanza fondamentale, di De Broglie.

        Si capisce quindi che soltanto le orbite che soddisfano alla condizione di De Broglie esisteranno.

        Ed ecco ritrovata l'altra ipotesi di Bohr, anche da un punto di vista formale. Infatti, mettendo insieme le due relazioni di De Broglie

p  =  h/ λ             ;               λ  =   2πr/n

 si ritrova la condizione di Bohr di quantizzazione del momento angolare

 mvr  =  n h/2π

         Dalla prima relazione di De Broglie si trova:

p  =  h/ λ          =>            λ  =  h/mv 

Sostituendo questo risultato nella seconda relazione di De Broglie si ha:

 h/mv  =  2πr/n             =>         mvr  =  n h/2π

che è la relazione di Bohr di quantizzazione del momento angolare.

         Il fatto poi che le onde associate all'elettrone possano avere soltanto determinate lunghezze spiega come mai l'elettrone possa avere soltanto determinate energie: infatti, finché l'elettrone è confinato nella sua orbita, esso non è soggetto ad alcun acquisto o perdita di energia essendo tutta la sua energia una energia di movimento, di tipo, cioè, cinetico.

        In base alla relazione di De Broglie ( λ =  h/mv) vista precedentemente, trovati i valori permessi per le lunghezze d'onda, si fa presto a trovare i valori permessi per le velocità e quindi per le energie.

        La costruzione dell'atomo ondulatorio è allora fatta.

5

        Questo modello venne immediatamente superato da tutto ciò che discese dai lavori di Schrödinger, il quale trattando matematicamente le onde di De Broglie nella sua ormai famosa "Equazione di Schrödinger" (che riporto per mera curiosità e per far vedere che la matematica cresce di difficoltà, passando alle equazioni differenziali alle derivate parziali):

5

trovò non più delle orbite intorno ad un nucleo, ma del le nuvole (che circondano a mò di buccia il nucleo) di probabilità intorno al nucleo stesso. Ogni orbita elettronica si può considerare come una nuvola che circonda il nucleo e le diverse orbite più interne (sulla forma di queste nubi di probabilità tornerò con qualche dettaglio più oltre.